Il nuovo anno.

Un nuovo post dopo 6 mesi. Sei mesi sufficienti per cambiare tante cose e farmi ritrovare adesso con una pagina bianca da riempire di così tante parole che ogni volta rimando. Dovrei davvero scrivere più spesso per non ritrovarmi con questo problema ogni volta.

Il fatto è che si può scrivere della propria vita o si può viverla e io ho chiaramente scelto per la seconda opzione. Ora mi ritrovo qui ad aggiornare il blog perchè finalmente posso tirare un po’ il fiato.

Archiviato il 2015 non mi resta che qualche matter-of-fact di riflessione.

Quest’anno è stato un anno incredibile. Ci sono stati alcuni avvenimenti negativi, ma principalmente ho creato, messo a frutto, realizzato tante cose. Ero partita a gennaio dell’anno scorso con l’incertezza… vivrò in Australia? Cosa farò? Quanto ci starò? Che ne sarà della mia “relazione”? Piano piano le cose si sono fatte più chiare, fino a capire che la strada giusta era quella del ritorno a casa. Ora più che mai so cosa vuol dire andare all’estero credendo di scegliere, ed invece a volte stai solo scappando dalla tua vita, da quello che non sei riuscita a gestire. E così sono tornata. Questa penso sia stata la Decisione Giusta numero uno.

Neanche a farlo apposta, una settimana dopo il mio rientro mi sono imbattuta per caso in quello che per anni è stato il mio passato e che adesso dorme nel mio stesso letto e mi accoglie tra le sue braccia quando torno da lavoro. Mai, mai un post riuscirà ad esprimere quello che vuol dire per me tutto questo. L’unico amore incondizionato al mondo esiste tra genitori e figli (almeno quelli che non fanno cagare), ma vivere quello che sto vivendo è la prova che da qualche parte qualcuno crea un destino e te lo piazza addosso. Le scelte che ho fatto con M. sono le Decisioni Giuste numero due tre e quattro, ma ho come la sensazione che non poteva andare diversamente.

Sicuramente una Decisione Giusta è stata quella lavorativa. Grazie a dio ho seguito l’istinto e, incredibilmente, non mi si è ritorto contro. Le cose che sto imparando, le persone che ho conosciuto, fanno tutte parte del bagaglio che mi servirà quando, lo so, arriverà la prossima decisione da prendere.

I mesi autunnali sono stati tosti, non mi sono fermata un attimo, ho solo premuto l’acceleratore. Ricordi confusi di organizzazioni estreme con le persone, di autobus e treni per vedere le amiche distanti, di messaggi infiniti per parlare di problemi per cui non c’era il tempo di una chiamata, di appuntamenti per cene fast and furious. Ma alla fine abbiamo resistito, e siamo approdati a gennaio.

Quest’anno quindi mi ha regalato tanto, più di quanto immaginassi. Mi ha anche tolto qualcosa. Mi ha tolto le vite che avrei potuto vivere e che mai saprò. Mi ha tolto la spensieratezza del non dover pensare ai soldi e mi ha tolto la sensazione di potercela comunque fare. Mi ha tolto un’amica, ma forse sarebbe più accurato dire che si è tolta da sola. In questo caso la Decisione Giusta numero sei è merito suo. Il 2015 mi ha tolto il sonno, qualche notte. Mi ha tolto l’idea che posso sempre avere il controllo. Mi ha tolto qualche peso che mi teneva ancorata al passato.

E il 2016?

E’ iniziato tra le risate, al tavolo con le persone che amo, con una stellina di capodanno da accendere nella notte. Sono qui per questo.

Buon anno. 🙂

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Se oggetto dello spettegolo fossi io e soggetto pure.

Ecco come andrebbe una conversazione tra me e una mia amica, se l’oggetto della conversazione fossi io.

“Ciao Pincapalla!”
“Ciao Ale!”
“Come va?”
“Dai tutto ok. Tu hai news?”
“No anche io tutto ok. Ah! Aspetta, ti devo raccontare della Ale! Grandi scoop.”
“Uuuu sentiamo!”
“Vabbè che è tornata dall’Australia lo sapevi no? Ecco, praticamente dopo un mese ha rivisto il suo ex, quello storico e in sostanza si sono rimessi insieme!”
“Noooo ma davvero?? Mi sembra una follia. Mettersi con l’ex è sempre una pessima scelta.”
“Eh lo so!! E invece lei dice che è contenta, che bene così le cose non sono mai andate etc etc. Mi sembra felice.”
“Si, vediamo in futuro. Cioè si sa come sono ste cose, alla fine non si erano lasciati di merda, quindi un po’ di nostalgia è normale averla. Che poi, lei adesso cosa fa nella vita?”
“Non so, è stata vaga… mi ha detto solo che pensa inizierà la pratica anche se non si è capito dove.”
“Mh. No, lo dico perché mi ricordo che un problema tra di loro erano che lei partiva e andava via mesi e chilometri e lui non le diceva un cazzo.”
“Si, ma mi ha detto che adesso lei si sente diversa, che ha un’ottica più di coppia e ha capito tante cose.”
“Vabbè insomma. Contenta lei. Certo che con tutti gli uomini che ci sono al mondo proprio l’ex? Facile così.. ovvio che se non hai trovato uno migliore poi torni alle origini.
“Che poi, se le cose le vanno male sai che merda? Sarebbe un po’ uno spreco di tempo. E se ne conosce un altro voglio vedere dove se lo mette tutto questo amore così potente.”
“Esatto! Non so, non riesco a capire se sia veramente la volta giusta oppure si stia un po’ autoconvincendo.”
“Mah. Bisogna vedere come va, anche perché poi metti che le offrono una cosa fighissima all’estero, che fai non vai? Lei dice che si è stufata di prendere e andare, ma poi chissà..”
“Appunto! Io dico sempre: la natura di una persona mica la cambi.

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essere fatta male, la vita è tutta qui.

Mi dispiace per questo post. Mi dispiace perché non c’è capo nè coda, non voglio dire niente, non.

Innanzitutto, io sono fatta male.
Mi piaccio, eh. Quello che intendo dire è che io non ho (ancora, perchè spero un giorno di si) tutte le cose al posto giusto. Ho un rapporto altalenante con il mio cuore, con il mio cervello, con il mio fisico. Sono abbastanza fiera di me, ma non so neanche io per cosa. Penso di essere abbastanza stabile, ma mi rendo conto che prendo in considerazione i pazzi sclerati che ci sono là fuori. Sono razionale, di natura. Eppure amo fare scelte di cuore, senza badare a cosa dovrebbe essere. Poi però torno sui miei passi, perchè è questo che si fa quando non sei governato dall’emotività. Sento dentro di me emozioni indescrivibili e mi pare che dureranno un’eternità, ma poi mi sveglio e non c’è nulla di quello che ho provato il giorno prima. E vado in panico, e cerco di recuperarle. Questo vale nei confronti di qualsiasi cosa, dalla passione per uno sport, ad un amore, ad una amica, alla mia vita in generale. E’ come se non riuscissi a mantenere una costanza nell’anima. Annichilisco tutto con i pensieri. Vado in ansia se programmo tutto e poi mi viene noia e voglio fare le follie. Odio non avere il controllo, amo non avere il controllo. Sto meglio da sola, ma soffro la solitudine. Per il momento così è. Poi magari migliora con l’età.

Poi, un altro discorso che non c’entra nulla. Quest’anno penso di aver capito una cosa sola, ma penso sia molto importante averla capita: la vita è tutta qui. Voglio dire, qualsiasi vita scegli di vivere, poi è tutto lì. Che tu viva a Voltabarozzo o che tu viva a Los Angeles, avrai sempre un giorno per volta, 24 ore, colazione-pranzo-cena. Andrai sempre a dormire con te stesso. Ovviamente è importante NON vivere la vita che non vuoi. Voltabarozzo NON è Los Angeles. Ma tu sei sempre tu. E la vita è tutta qui. Se ti annoia l’idea, puoi sempre cambiare vita ogni sei mesi, ma allora quella diventerà la tua vita e prima poi anche quella diventerà routine. E ti sembrerà un enorme novità fermarti. Forse ci piace di più l’idea di predisporre tutto per la vita che vorremo vivere, piuttosto che viverla davvero. Perchè poi, una volta finiti i preparativi, non ci sono grandi rivoluzioni da fare. Progettare ci piace di più. Il processo di costruire attiva parti del nostro cervello che stimolano la creatività, il possibilismo, le mille strade che potremmo percorrere. Ma poi, people, una strada va presa. E devi dire NO a tutte le altre mille strade. E questo non ci piace, vero?

Bene, per oggi

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cosa direi alla me stessa adolescente

La prima, sacrosanta, fondamentale regola che ti impongo: comprati un reggiseno adeguato e mettiti OGNI SANTO GIORNO una crema sulle tette. Quando avrai 26 anni e le tue tette non assomiglieranno a due sac à poche per dolciumi mi ringrazierai.

NON sei grassa. Anzi. Hai una quarta, pesi 54 chili e non sai cosa sono le smagliature. Questo fisico non tornerà più. Mostralo. Mettiti le gonne, le magliette scollate, i costumini. Appropriati della tua femminilità, senza osannarla ma neanche mortificarla.

Ti prego, impara a usare i tacchi. Lo so, sono una tortura e tu sei goffa, ma mi vorrai bene. Quando ci sarà quel vestitino strappa mutande che vorrai usare per un appuntamento e dovrai metterci i sandali da Maria, capirai di cosa sto parlando.

Guarda, sei bella così eh. Ma anche se non ne hai bisogno, ogni tanto potresti fare dello shopping. Si, belle quelle scarpe da ginnastica che hai da 4 anni e hanno il buco. Si, lo so che adori quella maglietta XXL sportiva e pensi che potrai piacere ai ragazzi anche così. Però ti svelo un piccolo segreto: te ne pentirai. Inizierai a sentirti a tuo agio un po’ sciatta, ed è una cosa difficile da cambiare, specie quando l’età adulta te lo chiederà.

Non farlo. Posa quelle forbici. Ti giuro, stai meglio senza. Lo so, va di moda e ti sembra di essere Rossana, ma ti si sporcherà ogni 5 ore e non riuscirai mai a tagliarla bene. Davvero, ascoltami. Lascia perdere la frangetta. Il ciuffo? Beh, su quello ancora non ho fatto pace, quindi chi sono io…

Esiste una cosa chiamata Photoshop. Nessuno, neanche uno dei fisici che vedi sfogliando Cioè e TopGirl esiste davvero. Neanche i corpi che trovi su Starbene, che dovrebbero essere così davvero perchè Stannobene. Ritocchini ovunque, baby. Non farti paranoie inutili, quella pelle diafana è il risultato di venti minuti di post-produzione e doppio strato di calze da 50 denari sull’obiettivo della fotocamera.

Collegandomi all’ultima cosa, non ti paragonare alle altre. Cioè, tutti lo fanno anche da adulti, ma in genere quando sei grande può avere un senso propositivo se scegli le persone giuste. Io so che invece tu ti paragoni a delle perfette idiote, che non stimerai mai nella vita, che ti faranno anche tenerezza per la vita che avranno e che mai vorrai. In generale, comunque, diventeranno delle troie. Ti assicuro che non vorrai questo. A 28 anni sarà molto più importante aver collezionato manifestazioni di stima e rispetto che cazzi.

Non avere paura di qualsiasi cosa. Cerca di avere più autostima. Manda di più a quel paese i prepotenti. Dì più spesso di sì alle cose. Andrà tutto bene, vedrai. Stai andando alla grande.

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Baricco, sei sempre il migliore

Lo so, LO SO. Sono in imbarazzante silenzio su questo blog da troppo tempo. Però ho delle ottime scuse. La prima, che poi a pensarci bene racchiude tutte le altre, è che ho avuto una vita da vivere. Non si dice questo in fondo della scrittura? Scrivi quando hai qualcosa da dire e per dire qualcosa devi aver vissuto qualcosa.
E io ho vissuto più di qualcosa.
Ho vissuto giorni di trepida attesa, di valigie troppo pesanti e brunches di saluti. Ho vissuto momenti di panico e di noia e di felicità e di paura. Ho pensato “sto sbagliando tutto”, ma anche “sto finalmente facendo giusto”. Mi è sembrato di capire e poi di non capire più niente. Ho desiderato essere già a casa, ma passavo minuti a fissare i grattacieli e respingere la malinconia. Poi ovviamente ho pianto un sacco e riso un sacco. Ho sentito il cuore stringersi salutando Julia, la prima bambina alla quale mi sia mai affezionata. Ho vissuto e rivissuto nella mia testa il momento in cui avrei rivisto i miei genitori, i miei amici. Camminavo per LaTrobe Street e pensavo a Prato della Valle. Mi facevo la doccia e pensavo che a casa un box doccia così figo non lo avrò mai.
Insomma si è capito. Comunque non mentirò e dirò che ero più contenta di tornare che triste nel partire.
Poi vabbè, tornare. La mia casa e la mia stanza. Le mie cose, le mie persone. Le coccole con Nana. Ragazzi, le coccole! Ma chi se lo ricordava più com’è bello farsi le coccole. Che poi le sue sono universalmente le migliori. I primi giorni avere ancora l’impulso di scriversi su whatsapp, di taggarsi su cose stupide. E invece no, perché posso avercela a portata di mano e quella foto di quella cicciona che ora è super magra posso fartela vedere dal vivo, posso commentare un esercizio di squat facendo la dimostrazione pratica, puoi venire in camera mia mentre sto quasi dormendo e spiegarmi la nuova disposizione dei mesi a venire. Perchè finalmente siamo vicine.
E poi la Festa di Medicina. Sorvoliamo, dai. La notte insonne e la sveglia alle 6 per salire su un traghetto per il Lido. Penso sia stata la prima volta che ho aggredito verbalmente un anziano. Mi camminava davanti e io non riuscivo a raggiungere l’ammasso di capelli abbronzatura e sorriso che mi stava aspettando. “Signora, si levi”, così le ho detto. E questa ha scosso la testa e ha borbottato “che maleducati questi giovani”. Vabbè la perdono perché non sapeva quanto giustificata fosse la mia fretta. 24 ore che non si possono descrivere, come tutte le cose perfette. Non chiudere bocca un solo secondo. Svegliarsi alle 6, parlare un’ora, riaddormentarsi. Risvegliarsi e ricominciare a parlare. “Dai, adesso parli tu”, “che fatica”. Guardarsi negli occhi, toccarsi, respirare vicine e ridacchiare come due vecchie galline padovane. La famosa boccata di ossigeno. Infine salutarsi finalmente a caso, quasi sorvolandoci su perché per questa volta non è un addio.
E poi i pranzi della domenica, le risate e i discorsi di quattro soggetti che non si capisce come, ma sono una famiglia. Le vecchie abitudini del caffè in tazzina, le nuove abitudini della colazione con il porridge. Il cibo della mamma. La mamma.
Ricominciare a studiare, che sono messa di merda (anche adesso) ma ormai non ha importanza perché sono qui e non devo fare più fatica. Altra sveglia alle 6, altro treno, destinazione Bologna. “No comunque sediamoci un attimo in cucina” e bam, 7 ore dopo ancora sedute in cucina, armate di pinzette per i peli a discutere su come diventare la versione migliore di noi stesse, che poi mi pare sia la stessa cosa di cui parlavamo a casa Suffragio davanti al vino, a casa mia davanti a Procedura Penale, a casa Prepositura davanti alla tesi. Ma va bene così perché è il nostro modo speciale per ridicolizzare il nemico, per sdrammatizzare “lammerda”, per conquistare il mondo e aiutare l’altra a fare lo stesso. “Senti, allora, questo è il mio piano…”. Quante volte lo abbiamo detto? Quante altre ce lo diremo? Che poi quel piano puntualmente non si realizzava mai.
Ne manca ancora una all’appello, ma so che arriverà anche quel momento e allora (ma solo dopo essermi provata il suo anello!) lì probabilmente mi sentirò davvero tornata a casa.
Vivere qualcosa dunque. Non ci sono cose che hanno più importanza di queste che ho racchiuso in questo post. Non c’è un altro mondo bello così che mi aspetta da qualche parte.

“Un pretesto per tornare bisogna sempre seminarselo dietro, quando si parte”.

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the shitty post

Premessa. Questo post non sarà per nulla all’altezza di quello che ci si aspetta. Dovrei come minimo parlare delle ultime settimane, del rientro imminente, della gioia e della malinconia, del tempo che passa. Ci starebbe un bel post stile flashback dell’anno passato e delle emozioni che provo ora, oppure del fatto che qua è inverno e vado verso l’estate quindi gaudio e felicità.

Invece no, voglio solo dire che non vedo l’ora di pronunciare questa frase.

Tu devi tornare a casa? No perché io sono libera, se vuoi possiamo stare un altro po’ insieme.

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Flash forward

Comunque io penso che nella mia vita sarò una mamma, e avrò una bambina e forse un paio. Quasi sicuramente sarò una mamma single, perché ho voluto un figlio dall’uomo sbagliato sulla scia di un grande amore finito presto. Magari sarò una di quelle donne che poi trova un uomo dopo i 50 e crollerà davanti all’evidenza che nella vita volersi bene conta più della passione. Potrebbe darsi che sarò una donna più carina di come sia da ragazza, ma una vita passata a pensare di essere ridicola vestita in modo seducente farà di me una piacevole signora che ha mollato troppo presto. Diventerò quella donna con cui incroci lo sguardo al supermercato e ti chiedi se fa ancora l’amore con il marito.  Arriverò alla vecchiaia senza perdonarmi mai per aver cresciuto i miei figli troppo rigidamente, ma non sarò mai in grado di dire “scusami, ho sbagliato”, perché sono troppo orgogliosa e abituata a sentirmi quasi sempre nel giusto nelle relazioni umane. Proprio come mia madre.

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